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“L’assicurazione non copre i danni dell’automobilista ubriaco”

Segnaliamo l’interessante pronuncia della Suprema Corte ( Cass. Civ., 11 maggio 2015, n. 9448), in quanto affronta una tematica di grande attualità: la responsabilità del sinistro stradale nel caso di conducente risultato positivo all’alcol test e le relative gravi conseguenze. La Cassazione Civile nelle proprie Ordinanze n. 9448 dell’11 maggio 2015 ha confermato quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano, rigettando l’impugnativa di un conducente automobilistico risultato positivo al test alcolemico che aveva contestato l’inoperatività della polizza assicurativa eccepita dalla controparte. Le doglianze del ricorrente si svolgevano su tre punti che la Suprema Corte ha risolto così testualmente: “Relativamente al primo motivo va, innanzitutto, precisato che l’inoperatività della garanzia assicurativa è stata fatta discendere non solo dalle clausole pattizie di cui si assume la vessatorietà ( e dall’implicito richiamo in esse alle fattispecie di cui agli artt. 186 e 187 c.s.), ma anche dal principio di cui all’art. 1900 cod. civ.”, da ciò ne consegue che “alla luce del principio acquisito nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui la clausola che esclude l’obbligo dell’indennizzo anche in sinistri agevolati da dolo o colpa grave riproduce un dettato di legge e quindi non abbisogna di alcuna forma speciale ( Cass. 31 luglio 2006 n. 17443)”.

Il principio che viene affermato dalla Suprema Corte, riposa sulla considerazione che, la persona che guida in stato di alterazione per uso da sostanze alcoliche o psicotrope, agisce con colpa grave in quanto è logico supporre che in quelle condizioni non può aver posto in essere tutte le manovre atte ad evitare il sinistro. In questo caso, a prescindere dalla specifica sottoscrizione quale clausola vessatoria, trova diretta applicazione quanto stabilito dall’art. 1900 cod. civ., secondo il quale l’assicurazione non si estende ai rischi provocati volontariamente e con colpa grave del beneficiario, principio che trova applicazione anche quando la condotta dell’assicurato, caratterizzata dal dolo o dalla colpa grave, non sia stata la causa unica del verificarsi dell’evento dannoso. Dunque, è di fondamentale importanza conoscere le gravi conseguenze anche sul piano patrimoniale che possono derivare da un sinistro stradale nel caso in cui il guidatore risulti in stato di alterazione.

Giova rammentare che il test alcolemico deve avvenire con tutti i crismi dettati dal Legislatore anche a tutela del diritto di difesa. A riguardo una recente pronuncia delle Sezioni Unite ( n. 2 del 2 gennaio 2015), collocandosi in un consolidato solco giurisprudenziale (Cass. pen., n. 23605, del 05 marzo 2009), ha ribadito il principio della nullità del predetto accertamento tecnico qualora il soggetto non venga debitamente avvertito della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia”, ai sensi dell’art. 114 disp. att. c.p.p. e 356 c.p.p.. Dunque, la nullità a regime intermedio conseguente al mancato avvertimento della persona da sottoporre al controllo alcolemico della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia (in violazione dell’art. 114 disp. att. c.p.p.) non può ritenersi sanata se non eccepita dall’interessato entro il termine di cui all’art. 182, comma 2, secondo periodo, cod. proc. pen..

Avv. Fabio Corradi

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